
SAVERIO MARCONI: PER
FARE MUSICAL OCCORRE UNA GRANDE PASSIONE!
Nei camerini del Teatro della Luna di
Milano/Assago, dove è attualmente in scena il musical "The
Producers", la nostra Morena ha incontrato il "re del
musical made in Italy" Saverio Marconi. Ecco la sua
intervista.
Domanda. Ciao Saverio, finalmente dopo
molti anni sei riuscito a portare in Italia "The Producers" di
Mel Brooks. Una bella soddisfazione immagino.
Risposta. Un'enorme soddisfazione rafforzata dal fatto che il
pubblico sta rispondendo molto bene.
D. Quando è nato in te il desiderio di fare questo musical in
Italia?
R. Tutto nacque già quando vidi la versione cinematografica del
1968 (in Italia aveva per titolo "Per favore non toccate le
vecchiette", ma il titolo originale era già "The Producers",
n.d.r.) e da quel momento pensai che sarebbe stato perfetto per
l'Italia. Se non sbaglio più di vent'anni fa.
D.
Che cosa c'è di diverso rispetto all'edizione in scena a
Broadway?
R. Praticamente quasi niente. Abbiamo adattato in italiano i
testi e le canzoni (quasi 400 pagine di musiche) e Mel Brooks ha
approvato tutto, dalle scene ai costumi.
D. Come sono nati i personaggi di Leo Bloom e Max Bialystock
su Gianluca Guidi ed Enzo Iacchetti?
R. Ti premetto che in teatro c'è un doppio lavoro tra attore e
regista. Detto questo Gianluca Guidi ed Enzo Iacchetti hanno
grandi capacità e li ho lasciati liberi di esprimersi per capire
come volevano dare vita a questi personaggi. In seguito vi ho
lavorato sopra.
D. Qual è la scena che ti ha divertito di più?
R. Quella dell'audizione per trovare l'interprete di Hitler dove
si ironizza su "A Chorus Line".
D.
Nel settore teatrale hai ottenuto molte soddisfazioni come in
quello cinematografico dove vincesti il Palmares al Festival di
Cannes ed il Nastro d'Argento per il film "Padre Padrone". Ad un
certo punto della tua carriera cinematografica decidesti di
lasciare tutto per dedicare anima e cuore al teatro. Che cosa
scattò in te per prendere questa decisione?
R. La mia scelta di lasciare il cinema fu presa seguendo il mio
istinto. Fu una decisione impulsiva e non ho rimpianti.
D.
Con la tua compagnia decidesti di portare in Italia il musical,
ma all'inizio trovasti non pochi ostacoli sulla tua strada...
R. Esatto. All'inizio fu molto difficile e faticoso perché i
gestori dei teatri erano molto titubanti;poi cambiarono idea
quando videro il pubblico apprezzare questo genere
teatrale, che all'epoca era un po' una novità per l'Italia. Il
successo arrivò con "A Chorus Line".
D. Durante le prime difficoltà hai mai avuto dei dubbi?
R. Non ho mai avuto dei dubbi neppure per solo minuto.
D. Come si è formato il tuo stile registico?
R. Sicuramente grazie alle numerose esperienze di attore
teatrale che ho alle spalle e poi grazie a Giorgio Strehler.
Purtroppo con lui non ho mai lavorato ma mi è bastato vederlo
all'opera per carpire insegnamenti utili tra i quali quello di
rispettare il pubblico.
D.
Tu hai diretto all'estero due musical "Nine" e "Sette spose per
sette fratelli". Che ricordi conservi di quelle esperienze?
R. Mi sono molto divertito e fortunatamente ho ricevuto critiche
positive e molti complimenti.
D. Che differenze hai riscontrato con il teatro italiano?
R. Ci sono sostanziali differenze. All'estero sono organizzati
meglio e non producono il fenomeno dell'"inquinamento teatrale".
Mi spiego meglio. Se uno spettacolo ha successo rimane in
cartellone per molto tempo altrimenti viene cancellato. Questo
da noi non succede e perciò si viene a creare quello che io
chiamo appunto "inquinamento teatrale."
D.
Non ti sei limitato solo al teatro ma hai affrontato altri
settori. L'opera lirica, lo spot pubblicitario e la regia del
concerto di Gianni Morandi. Che ricordi conservi?
R. Mi sono molto divertito con l'opera lirica mettendo in scena
"Don Pasquale" e "L'Elisir d'amore". Le altre esperienze sono
state casuali ma ogni volta ho sempre cercato di creare
spettacolo.
D. Osservando i tuo lavori teatrali mi è sembrato che tu,
ogni volta , voglia regalare un sogno per mantenere vivo il
bambino che c'è dentro ognuno di noi. Mi viene quindi spontaneo
accostarti a Federico Fellini che, se non mi sbaglio, a te piace
molto.
R. Non credo di meritare tanto e comunque grazie. Non ti sbagli
perché io adoro Federico Fellini e lui è l'unico artista totale
del cinema. Un artista vero i cui film sono tuttora dei
capolavori che hanno fatto la storia del cinema. Federico
Fellini è paragonabile a Michelangelo.
D. Come avresti visto Federico Fellini nel musical?
R. Lo avrei visto come un meraviglioso autore.
D. Nel 2008 la Compagnia della Rancia raggiungerà i 25 anni
di attività. Come pensi di festeggiarli?
R. Non amo molto i festeggiamenti perché, automaticamente, ti
portano a pensare a quello che hai fatto e al tempo che passa.
Io, invece, amo guardare al futuro perché la cultura vive nel
passato, l'intelligenza vive nel futuro perché pensi a quello
che farai e l'amore vive nel presente.
D.
Da poco tempo hai aperto una scuola di musical. Qual è la prima
cosa che insegni ai tuoi allievi?
R. Insegno loro due regole. La prima che questo lavoro deve
essere fatto con grande passione perché non è un lavoro utile come lo è
quello del medico o dell'avvocato. Se si sceglie di farlo
occorre una grande motivazione personale La seconda regola che insegno
è cos'è il successo. Il successo non è fama e gloria ma è vivere
del lavoro che si ama perché non tutti svolgono il lavoro che
avrebbero voluto fare.
D. Molte persone che hanno lavorato nella tua Compagnia oggi
stanno provando a diventare registi. Ti sentiresti di dare loro
un consiglio?
R. Ci sono alcune persone che hanno le carte in regola per
diventarlo e vedo che ci mettono una grande passione e rispetto.
Queste persone avranno sempre il mio totale appoggio perché,
così, quando smetterò avrò dei discendenti artistici.
L'intervista
si conclude qui e ringrazio Saverio Marconi per la disponibilità
e gentilezza.

Morena Pompignoli
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